“Siamo davvero sicuri?”: presentazioni e recensioni

“Siamo davvero sicuri?”. E’ il titolo del Volume scritto a quattro mani da Massimo Montebove, poliziotto e sindacalista del Silp, Sindacato italiano lavoratori Polizia di Stato della CGIL, e Antonella Marchisella, scrittrice.

La presentazione del libro svoltasi a Palazzo dei Priori (Sala della Vaccara) di Perugia, alle ore 17 di giovedì 17 maggio, ha visto la presenza di uno degli autori, Massimo Montebove, del presidente del consiglio comunale di Perugia Leonardo Varasano, Franco Parlavecchio del Nos (Nucleo Operativo Sicurezza urbana) di Perugia, Libero Luchini (Segretario Generale Sindacato di Polizia Silp CGIL Umbria), Marco Moroni (carabiniere Forestale, già Segretario Generale Sapaf, Sindacato autonomo polizia ambientale forestale). Un’occasione per parlare di una tematica di stretta attualità, quale appunto, la sicurezza. All’incontro, moderato dalla giornalista Rosaria Parrilla, ha partecipato anche il Questore di Perugia, Giuseppe Bisogno. 

Locandina Perugia 17 maggio 2018 Marchisella e Testana

(nella foto a destra, l’Autrice Antonella Marchisella con lo psicologo Alessio Testani, che ha partecipato alla stesura del libro)

Ecco qui alcune foto dell’evento

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Anche la Laurus Robuffo ha partecipato al Salone Internazionale del Libro di Torino. Il 10 maggio, alle ore 15, si è svolta infatti la presentazione di “Siamo davvero sicuri?” di Massimo Montebove e Antonella Marchisella. Insieme all’autore Massimo Montebove, ha partecipato al dibattito la presidente A.n.s.i. Torino 2 Claudia Pintus (moderatrice del dibattito), le psicologhe Cristina Civilotti e Cristina Di Loreto, il Vice Commissario di Polizia Locale Roberto Dosio, i ricercatori Luca Guglielminetti e Luisa Ravagnini, il Segretario Silp Cgil Piemonte Nicola Rossiello. 

salone libro torino

 

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(foto di Tommaso Agate)

 

 

A Torino, il 23 aprile, il Circolo dei lettori (via Bogino 9) ha ospitato Massimo Montebove, autore di “Siamo davvero sicuri?” per discutere del libro e del tema sicurezza. Sono intervenuti il Questore di Torino Dr. Francesco Messina, la psicologa Cristina Civilotti,  il ricercatore Luca Guglielminetti, l’esperto in sicurezza internazionale Fabrizio Minniti, il Segretario generale del Sindacato Silp Cgil PIemonte Nicola Rossiello, l’esperto in security and counterterrorism Gianluca Sciorilli, il direttore tecnico del Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Torino Giuseppe Zuffanti. 

Torino 23 aprile

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Massa: appuntamento al Mondadori Bookstore il 31 marzo 2018. Presente l’Autore Massimo Montebove, che interloquisce sul tema della sicurezza con il Vice Ispettore della Polizia Alberto Orsi. Presente anche il Questore Giuseppe Ferrari. 

locandina 31 marzo

Tra le varie presentazioni del libro “Siamo davvero sicuri?” di Massimo Montebove ed Antonella Marchisella, c’è quella del 21 marzo a Chiusi. In occasione della locale Assemblea del Pd, l’autore Massimo Montebove è intervenuto infatti presentando il volume e discutendo con i presenti sul tema “sicurezza”.

Convegno Chiusi 21 marzo

Lo scorso 27 febbraio scorso a Roma, al Forum Sicurezza del Pd svoltasi ieri a Roma, l’autore Massimo Montebove aveva potuto consegnare all’allora Segretario del partito Matteo Renzi e al Ministro Marco Minniti una copia di “Siamo davvero sicuri?”.

                              Montebove-Renzi                 Montebove-Minniti

 

Lo scorso 22 febbraio, il locale Chez Maxim ha ospitato la presentazione di “Siamo davvero sicuri?”. Era presente l’Autore Massimo Montebove.

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“Siamo davvero sicuri?” ha tra l’altro ricevuto buoni commenti di critica, essendo stato recensito da Il Messaggero, HuffingtonPost, giustiziaeinvestigazione.com e Ansa, che così ha riportato:

La recensione dedicata da Il Messaggero (qui il link diretto all’articolo) all’opera Laurus

“Siamo davvero sicuri?”, il terrorismo, l’immigrazione e la criminalità organizzata nelle interviste a Minniti e Gabrielli

I terroristi islamici continueranno a colpire? E in che modo? Quali i rischi sul fronte della criminalità organizzata e dell’immigrazione? Sono queste le domande che Massimo Montebove, poliziotto e responsabile della comunicazione per il sindacato di polizia Silp-Cgil, e Antonella Marchisella, scrittrice esperta di terrorismo e sicurezza, hanno rivolto ad analisti e addetti ai lavori di massimo livello.

I due autori rispondono alle domande nel libro dal titolo “Siamo davvero sicuri?” (edizioni Laurus Robuffo), attraverso una serie di interviste ai vertici della sicurezza italiana – dal ministro dell’Interno Marco Minniti al capo della Polizia Franco Gabrielli fino all’ex procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti -, a sociologi, psicologi, tra i quali il professore della Luiss Alessandro Orsini, che smonta i luoghi comuni sulla sicurezza, lo psichiatra e psicoanalista Sarantis Thanopulos, che analizza la mente dei terroristi, il docente universitario di demografia Gian Carlo Blangiardo, docente universitario di demografia, che analizza il rapporto sicurezza-immigrazione, l’esperto statunitense John Horgan, che affronta il fenomeno dal punto di vista internazionale, il segretario del Silp-Cgil Daniele Tissone, che delinea il ruolo delle forze di polizia.

«Oggi nessun nessun Paese può considerarsi totalmente al sicuro dalla minaccia terroristica – dice a Montebove e Marchisella il ministro Minniti – e questo perché il livello di prevedibilità degli attentati è via via diminuito nel tempo fino ad arrivare a quello che definisco rischio a prevedibilità zero».

«Dobbiamo essere consapevoli – sottolinea invece nell’intervista Gabrielli – che viviamo all’interno di una minaccia terroristica, insidiosa e duratura».

Il libro delinea un quadro sul razzismo, ma anche sulla criminalità organizzata e i suoi affari. A questo proposito, il dialogo è con l’ex procuratore nazionale Roberti che si sofferma sulla forza della ‘Ndrangheta, che oggi è <più forte> rispetto al passato. Mentre «Cosa nostra e camorra stanno tentando di riappropriarsi degli spazi perduti, in Italia e all’estero, soprattutto sul piano finanziario e imprenditoriale».

Di Cristiana Mangani

 

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Libri: tra terrorismo e criminalita’, ‘Siamo davvero sicuri?’ Poliziotto e scrittrice intervistano vertici sicurezza Italia
(ANSA) – ROMA, 7 FEB – Il terrorismo e il razzismo, la criminalita’ e l’immigrazione, la sicurezza e il lavoro delle forze di polizia: sono le direttrici su cui si sviluppa ‘Siamo davvero sicuri?’, il libro (edizioni Laurus Robuffo) scritto da Massimo Montebove, poliziotto e responsabile della comunicazione per il sindacato di polizia Silp Cgil, e Antonella Marchisella, scrittrice che si e’ occupata di terrorismo e sicurezza. Alla domanda, i due autori rispondono attraverso una serie di interviste ai vertici della sicurezza italiana – dal ministro dell’Interno Marco Minniti al capo della Polizia Franco Gabrielli fino all’ex procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti – e a sociologi, psicologi ed esperti: il sociologo Alessandro Orsini, che smonta i luoghi comuni sulla sicurezza, lo psichiatra e psicoanalista Sarantis Thanopulos, che analizza la mente dei terroristi, il docente universitatio di demografia Gian Carlo Blangiardo, docente universitario di demografia, che analizza il rapporto sicurezza-immigrazione, l’esperto statunitense John Horgan, che affronta il fenomeno dal punto di vista internazionale, il segretario del Silp-Cgil Daniele Tissone, che delinea il ruolo delle forze di polizia. “Oggi nessun nessun Paese puo’ considerarsi totalmente al sicuro dalla minaccia terroristica – dice a Montebove e Marchisella il ministro Minniti – e questo perche’ il livello di prevedibilita’ degli attentati e’ via via diminuito nel tempo fino ad arrivare a quello che definisco rischio a prevedibilita’ zero”. “Dobbiamo essere consapevoli – sottolinea invece nell’intervista Gabrielli – che viviamo all’interno di una minaccia terroristica, insidiosa e duratura. Ed e’ prevedibile che i terroristi del sedicente Califfato continueranno a pianificare attacchi contro l’Europa per tentare di invertire il declino della loro organizzazione”. L’ex procuratore nazionale Roberti si sofferma invece sulla forza della ‘Ndrangheta, che oggi e’ “piu’ forte, piu’ ricca e piu’ radicata in territori diversi da quelli di origine” rispetto al passato. Mentre “mafia e camorra stanno tentando di riappropriarsi degli spazi perduti, in Italia e all’estero, soprattutto sul piano finanziario e imprenditoriale”.
(ANSA) GUI 07-FEB-18 16:14 NNNN

Ecco invece la recensione di Huffington Post (potete accedere direttamente alla pagina da questo link):

Sicurezza in Italia, Gabrielli “La lotta alle mafie si gioca anche sul deep web”

Le nuove frontiere dell’illegalità insidiano la rete, il vantaggio delle Forze dell’ordine è ora nella strategia dell’informazione

Quanto ci sentiamo sicuri in Italia? Pomo della discordia e tema caldo nella fase pre-urne, è il quesito su cui poggia “Scenari e prospettive. Siamo davvero sicuri? Gli esperti a confronto” di Massimo Montebove e Antonella Marchisella, libro edito da Laurus Robuffo in cui a rispondere sono cinque intenditori nazionali schierati nella lotta all’illegalità.

Dal ministro Minniti fino al Sostituto Commissario Coordinatore della Polizia di Stato, Daniele Tissone, “Siamo davveri sicuri?” offre, attraverso brevi focus intervista, uno spaccato attuale di un’Italia tormentata da vecchie e nuove forme della criminalità organizzata.

Fra queste emerge lo sfruttamento di criptovalute e del deep web per il riciclaggio finanziario, un terreno impervio che la mafia ha cominciato a percorrere proprio perché non ancora pienamente conosciuto dalla macchina legislativa.

“La partita si gioca ora sul campo del deep web e delle criptomonete virtuali, mondi senza giurisdizione dove il denaro è occulto e impalpabile per definizione”, sostiene infatti Franco Gabrielli, Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, una delle cinque voci della legge interpellate.

Se i mafiosi tendono a mimetizzare le loro ricchezze canalizzandole, per poi riciclarle, su circuiti finanziari dove non vigono le regole del mercato finanziario e creditizio, l’Autorità Giudiziaria e gli Organismi investigativi continuano a fare la loro parte in Italia, all’estero, ma anche nello spazio cibernetico.

Per prevenire i reati nel nostro paese, ecco che emerge allora il bisogno di una nuova strategia fondata su un “risveglio delle coscienze” e sulla necessità di aggiornamento via strumenti d’informazione, ma grazie soprattutto alla “cultura del coordinamento” fra i vari attori dello Stato, a partire dagli amministratori locali e chi vive quotidianamente gli spazi pubblici.

“L’azione preventiva e repressiva si fonda su un collaudato circuito informativo e su una grande sintonia tra le istituzioni preposte alla sicurezza e alla risposta giudiziaria”, sostiene Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, anche lui concorde nella minaccia insita nella rete.

Non v’è dubbio che la rete rappresenti oggi, e costituirà sempre più in futuro, il terreno privilegiato per condurre tutte le relazioni criminali (…). Occorrebbe una risposta unitaria della comunità internazionale.

Mentre il nostro Paese si distingue nella lotta alle fake news, un monito internazionale proviene anche dal ministro Marco Minniti, chiamato a rispondere in questo libro sull’integrazione e proprio sul controverso fenomeno delle fake news, strumento propagandistico per molti, ma prima di tutto sfida per l’establishment democratico del Governo Gentiloni.

La sicurezza non è una parola che deve essere lasciata alla destra innanzitutto perché sicurezza non è solo ordine pubblico, come una certa parte della politica vuole far credere.

Il fulcro delle politiche della sicurezza, come si evince dall’intervista, risiede proprio nella percezione che abbiamo della nostra libertà soggettiva, nel suo esercizio sia sulla rete che altrove, e nel comune senso di democrazia, il cuore stesso della sfida di una sinistra riformista.

“Internet è uno straordinario veicolo di libertà che non può essere messo in discussione – sostiene il ministro Minniti – ma per vincere la partita con il malware del terrore è diventata vitale la questione del rapporto tra le democrazie e i grandi provider del web”, un tema che è stato già al centro del G7 di Taormina e anche del G7 dei ministri dell’Interno dello scorso 20 ottobre.

Quali prospettive attendono dunque il nostro Paese in materia di sicurezza? Nello sfogliare “Siamo davvero sicuri?” emerge un’Italia solida e con un lungo bagaglio esperienzale nella lotta a varie forme di terrorismo ma, per affinare le sua armi, la vera forza del nostro paese risiede nella capacità di condivisione della propria memoria storica, rischiarata dalla costante ricerca della verità.

Non so dire – afferma Franco Gabrielli – se manchino pochi metri o alcuni chilometri per mettere la parola fine a quel fenomeno che, in quando umano, come ebbe a osservare Giovanni Falcone, avrà una fine. L’importante è che si segua questa strada con impegno, anche nel ricordo e nella memoria di chi ha pagato con la vita. La nostra bussola continua, infatti, ad essere la ricerca della verità attraverso il più rigoroso rispetto delle regole, con l’impegno delle migliori risorse umane e materiali che lo Stato può mettere a disposizione.

Barbara Polidori

Ecco infine la recensione sul sito giustiziaeinvestigazione.com (visibile a questo link)

Terrorismo, immigrazione e sicurezza, l’analisi di un gruppo di specialisti e i possibili scenari

Terrorismo ed immigrazione spesso vanno di pari passo, ma in maniera fuorviante. Così come il connubio sicurezza-clandestino (straniero). Poi ci sono i nuovi termini che abbiamo imparato ad usare: jihad (significa sforzo) e jihadisti, usati impropriamente, e foreign fighters. E ancora la questione sicurezza, che è entrata prepotentemente alla ribalta, sempre più centrale nel dibattito politico, culturale e sociale del nostro Paese. Sono cinque le direttrici lungo le quali si sviluppa il libro “Siamo davvero sicuri?” a cura di Massimo Montebove, sindacalista del Silp Cgil e poliziotto, e Antonella Marchisella, scrittrice, pubblicato dall’editore Laurus Robuffo. Le direttrici sono tematiche più che mai attuali: sicurezza, terrorismo, criminalità, lavoro delle forze di polizia, immigrazione. Un libro che vuole cercare di fare un po’ di chiarezza attraverso lo strumento dell’intervista e che, inevitabilmente, affronta anche la questione del razzismo e dell’ascesa dei partiti xenofobi e antieuropei, prodotti dal terrorismo islamista. E che tendono a considerare gli stranieri come avulsi dal sistema, diventando così il cavallo di battaglia principale della propaganda politica dei movimenti razzisti. Giustizia e investigazioni ha intervistato per voi uno dei due autori, Massimo Montebove.
Com’è nato questo libro e qual è il suo scopo?
«Lavoro per il dipartimento della pubblica sicurezza e da anni mi occupo di comunicazione sindacale e giornalistica. E insieme ad Antonella Marchisella, scrittrice che si occupa spesso di terrorismo e che conosce bene il nostro mondo, abbiamo deciso di scrivere questo libro un po’ diverso dal solito. Un volume in cui a parlare non siamo noi autori, al di là dell’introduzione dedicata al terrorismo e al razzismo, ma esperti e figure istituzionali. E ognuno di essi ha dato il proprio particolare ‘taglio’».
Perché avete scelto proprio le interviste per analizzare le cinque tematiche?
«L’idea delle interviste, condivisa con l’editore Laurus Robuffo, ci sembrava la strada migliore per rendere il libro più fruibile, senza rinunciare al rigore delle analisi e anche a una serie di dati che sono contenuti nel testo. Il punto di vista istituzionale e operativo è stato affidato al ministro dell’Interno Marco Minniti, al capo della polizia Franco Gabrielli, a Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia fino a novembre 2017, e al segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil, Daniele Tissone. Mentre il sociologo Alessandro Orsini ha analizzato la sicurezza come elemento sociale, smontando molti luoghi comuni, il medico psichiatra e psicoanalista Sarantis Thanopulos ci ha portato, invece, nella mente dei terroristi. Gian Carlo Blangiardo, docente universitario di demografia, ha guardato ai temi della sicurezza dal punto di vista dei flussi migratori e John Horgan, divulgatore scientifico americano ed esperto di terrorismo, ci ha regalato, infine, una visione internazionale del fenomeno».
Nel volume sono inserite le risposte che i vari profili hanno dato ai due autori, come quella di Minniti sul binomio immigrazione e terrorismo: «Non c’è equazione tra terrorismo e immigrazione, ma semmai fra terrorismo e mancata integrazione». Gabrielli, invece, ha sottolineato il rischio di attentati in Europa e nel nostro Paese: «Tutti noi dobbiamo essere consapevoli che viviamo all’interno di una minaccia terroristica, insidiosa e duratura». Dal canto suo Orsini ha ribadito come bisogna impedire di accogliere un numero di migranti superiore alle sue capacità di integrazione: «Accoglienza e capacità di integrazione devono essere in equilibrio. Il risultato dell’accoglienza dovrebbe essere una società migliore di quella precedente». “Siamo davvero sicuri?” è un volume ricco anche di dati. Blangiardo ha snocciolato i numeri sull’immigrazione in Italia: «È abbastanza condiviso che le presenze siano attorno ai sei milioni (di stranieri nel complesso) e abbastanza stabili, anche per via dei molti stranieri che diventano italiani (202mila nel 2016). I dati sugli irregolari sono a livelli quasi fisiologici, circa il 7% dei presenti, anche se l’effetto ‘sbarchi’ qualche aumento lo ha determinato (basti pensare a chi non presenta domanda o non ottiene il riconoscimento e non va altrove)». E ancora ha evidenziato: «Non c’è un’invasione, però c’è un’immigrazione che è più ‘subìta’ che governata».
Gli esperti hanno analizzato le problematiche da diversi punti di vista, cosa è emerso?
«Personalmente mi hanno colpito gli aspetti sociologici e psicologici. Orsini ci ha illustrato il suo modello per spiegare il fenomeno della radicalizzazione jihadista. Si chiama ‘Dria’, parte dalla disintegrazione dell’identità sociale dell’individuo fino alla ricostruzione della sua identità sociale, passando per l’integrazione in una setta rivoluzionaria e per l’alienazione dal mondo circostante. Thanopulos, invece, ha fatto un’analisi approfondita sulle dinamiche, anche comunicative, che sono dietro ad un attentato e ha parlato di mercato delle emozioni, del tutto omogeneo a quello delle merci, che fagocita anche le nostre reazioni più sane dopo attentati eclatanti come quelli di Parigi e Barcellona, analizzando nel dettaglio tutto quello che i media hanno messo in campo per farci ‘metabolizzare’ i massacri. Questi sono solo alcuni esempi».
Dell’inchiesta vi ha sorpreso qualcosa o ciò che è venuto fuori sono cose risapute?
«Sono venute fuori molte cose importanti e non note a tutti. Minniti per esempio ha cercato di spiegare perché, dal suo punto di vista, la sicurezza appartiene anche al mondo della sinistra, da sempre invece appannaggio della destra. Gabrielli si è soffermato molto sulle mafie con un’attenta analisi relativa ai collegamenti esistenti tra la globalizzazione e il fenomeno criminale. Roberti ci ha parlato dei rapporti tra terrorismo e mafie. Horgan, per quel che riguarda il terrorismo, ha fornito numeri sorprendenti sulle aspiranti ‘martiri’ donna. Blangiardo ha analizzato, invece, la bomba demografica dei paesi poveri e le conseguenze relative alla sicurezza. Tissone, come poliziotto sindacalista, ha rilanciato una idea forte. Ovvero quella di un accorpamento tra polizia e carabinieri per rendere più efficiente il sistema sicurezza».
In sintesi, siamo davvero sicuri? E le forze di polizia in che contesto si trovano oggi ad operare?
«Penso che dal libro emergano analisi, ma anche soluzioni. Mi è piaciuto Minniti quando ha detto che tra terrorismo e immigrazione non c’è tecnicamente un rapporto, ma certamente terrorismo e mancata integrazione sono in correlazione. Questo è un aspetto da cui partire. L’altra questione riguarda poi la paura, quella che il mainstream politico-mediatico instilla quotidianamente nella gente, direttamente o indirettamente. Sicuramente serve un cambio di passo, perché le persone devono essere consapevoli, ma non ‘aizzate’. Chi lo fa ha l’unico obiettivo di un ritorno in termini elettorali, come dimostra in parte l’avanzata delle destre e dei movimenti populisti in Italia e nel mondo. Le forze di polizia fanno la loro parte fondamentale, assieme alla magistratura e all’intelligence. Certo, negli ultimi 15 anni a causa del mancato turn over e dei tagli alla sicurezza il sistema ne ha risentito, ma posso dire con orgoglio che il nostro Paese è certamente all’avanguardia in Europa e non solo».
E anche il capo della polizia Gabrielli ha parlato del processo di riforma del comparto sicurezza in Italia, che il governo ha voluto unificare sotto l’egida del dipartimento della pubblica sicurezza: «Il trend negativo è stato finalmente invertito. Nel 2018 ci saranno 2.700 nuovi agenti, cui seguirà, ogni anno, una regolare assunzione di nuove leve. Naturalmente si tratta di un processo i cui effetti benefici si percepiranno soltanto negli anni a venire perché le nuove assunzioni dovranno far fronte alla fuoriuscita di circa 40.000 poliziotti che andranno in pensione entro il 2030».
In caso di attacco terroristico, l’Italia sarebbe in grado di gestire l’emergenza con i mezzi che ha disposizione?
«Direi di sì e lo ha spiegato bene il capo della polizia, anche se molto resta da fare. La probabilità di un attacco terroristico prende sempre più consistenza. Per questo, ha detto Gabrielli, è fondamentale predisporre una strategia di difesa come quella volta alla preparazione della popolazione e alla riduzione del danno post evento. Esercitazioni antiterrorismo vengono ormai svolte da tempo da polizia e carabinieri, mentre nelle questure da alcuni anni sono state istituite squadre antiterrorismo sul modello delle Swat americane, anche se c’è da lavorare meglio sulla preparazione del personale e sugli organici. Quello che sicuramente il cittadino deve continuare a fare è di vivere la propria vita. Non bisogna cedere alla paura, ma essere consapevole che alle spalle ci sono apparati che lavorano per lui, spesso in silenzio ma con efficacia».
Twitter @Ros812007

 

L’Opera curata da Massimo Montebove insieme ad Antonella Marchisella è edita da Laurus Robuffo.  Per maggiori info sul Libro clicca qui

 

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